mercoledì 15 giugno 2016

    Il blog non va in vacanza
teniamoci in contatto in Agorà
A conclusione delle attività 2015/2016, ringraziamo tutti coloro che hanno seguito le nostre proposte culturali, dedicandoci una parte del proprio tempo. Se è vero che il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, vi esprimiamo la nostra gratitudine per la fiducia. 

Il programma del prossimo anno sarà a voi tutti presentato, con un piccolo rinfresco, nella prima settimana di ottobre, in prossimità dell'avvio delle attività relative al 2016/2017.

BUONA ESTATE A TUTTI!  


venerdì 22 aprile 2016

Mercoledì 20 aprile 2016
ore 20,45

in collaborazione con
A.N.P.I. - Sezione di Avigliana

nell'Auditorium della scuola
 “Defendente Ferrari”
Via Cavalieri di Vittorio Veneto 3, Avigliana

Resistere all'imbarbarimento
ed essere donna
ai tempi del terrorismo 
in Medio Oriente”


relatore
Dott. Claudio Vercelli
Ricercatore Istituto Salvemini di Torino

Allora, tra il 1943 e il 1945, nei seicento lunghi giorni dell’occupazione nazifascista dell’Italia, così come oggi, l’idea e le azioni di Resistenza rimandano alla conquista del diritto ad esistere come individui emancipati.

Ogni lotta di liberazione è impegno collettivo sia contro l’oppressione di un potere violento e barbarico sia contro uno stato di cose dove la dignità umana è offesa ogni giorno nei suoi principi più elementari.

Le violenze terroristiche, da qualsiasi parte provengano, negano la radice comune dell’umanità, la quale riposa nell’umano stesso e nel suo rispetto in ogni individuo, indipendentemente dalle sue origini e dalla sua condizione.

Le donne, così come sono state parte fondamentale nella Resistenza italiana ed europea contro i fascismi, così oggi costituiscono una fondamentale linea di difesa contro l’imbarbarimento che si accompagna alla caduta delle libertà e al trasformarsi dell’esistenza delle collettività in un regime di paura.

I nessi tra quel che è stato nel passato e ciò che sta accadendo oggi vanno quindi al di là delle semplici constatazioni, invitandoci ad una riflessione più approfondita sui cambiamenti in atto nel Mediterraneo, in Medio Oriente ma anche in Europa.

                                                    Claudio Vercelli

lunedì 4 aprile 2016


Mercoledì 13 aprile 2016
ore 20,45
Sala consiliare del Comune di Avigliana
p.zza Conte Rosso 7

La responsabilità 
nella ricerca e nell'innovazione:
una chiave per
un nuovo modello di sviluppo?”


Ing. Gianni Colombo
Direttore Istituto Boella

La potenza crescente della tecnologia e l’effetto imponente che questa produce sul nostro stile di vita e sui processi sociali ed economici, interrogano in modo radicale la nostra intelligenza di cittadini e sollevano questioni di fondamentale importanza nel mondo della ricerca, dell’elaborazione politica e della prassi amministrativa.

La tecnologia e le sue applicazioni hanno sicuramente reso più agevole la produzione di beni, più sicura la nostra esistenza, più garantita la nostra salute, almeno in questa parte del mondo. E promettono di sollevare dalla condizione di povertà le smisurate aree del pianeta in cui persistono condizioni di inaccettabile povertà. Tuttavia, questo processo di apparente affrancamento si accompagna in modo sempre più evidente agli effetti negativi che lo sviluppo tecnologico, unito alla globalizzazione della finanza e ai modelli di produzione e consumo, genera sul piano cognitivo dei singoli, sui modelli di sviluppo delle collettività e sulle stesse condizioni di sostenibilità del pianeta.

Assume quindi importanza crescente il tema della responsabilità nella ricerca e nell’innovazione. A partire da questo aspetto, cercherò di mostrare come la responsabilità coinvolga, assieme alla comunità scientifica, la società e la politica. Vedremo quindi cosa significa assumere un atteggiamento responsabile nelle azioni innovative che si candidano a risolvere le questioni essenziali del nostro tempo (ambiente, energia, salute, inclusione sociale) e perché un atteggiamento responsabile potrebbe aiutarci a rinnovare alcuni valori fondamentali per uno sviluppo sostenibile ed equo.

Attraverso alcuni esempi che riguardano la vita e i problemi di tutti i giorni, discuteremo di come l’atteggiamento responsabile nella ricerca e nell’innovazione sia un importante strumento per la creazione di nuove prospettive economiche e sociali ed un’occasione da non perdere per avviare una politica di trasformazione della società secondo i criteri della partecipazione informata e consapevole.




mercoledì 23 marzo 2016


Venerdì 1 aprile 2016
ore 15,30

Aula magna della “Casa di Carità Arti e Mestieri”
presso “La Fabrica”, via IV Novembre 19, Avigliana

L'arte del fumetto
fra creatività e scienza

Dott. Roberto Gagnor
Sceneggiatore

La sceneggiatura è struttura, struttura, struttura”, dice il grande sceneggiatore William Goldman, quello di Butch Cassidy e del Maratoneta.

E la creatività? E l'arte? Quelle, soprattutto quelle, hanno bisogno di una struttura. E di un po' di scienza.

Scrivere una storia che diventerà un film, un fumetto o una serie TV ha a che fare, a ben vedere, con l'ingegneria, la chimica e la bassa manovalanza. Tutto questo per fare qualcosa di molto concreto, eppure vicino alla magia.

In due ore scopriremo quanta scienza c'è in una storia e quanto lavoro c'è nella fantasia.
Roberto Gagnor scrive per Topolino dal 2003. Ha firmato più di 140 storie Disney in italiano e inglese, tra cui Topolino e il Surreale Viaggio nel Destino e il ciclo della Storia dell’Arte di TopolinoHa studiato regia ai Film&TV Workshops di Rockport (USA) e alla Scuola Holden con Abbas Kiarostami, e sceneggiatura al VII Corso RAI-Script a RomaHa vinto "Talenti in Corto" nel 2011, col cortometraggio Il Numero di Sharon. Il suo primo film da sceneggiatore, Sommer Auf Dem Land (Detail Film / Black Forest Films) è uscito nel 2012 in Germania e Polonia. Tra le sue sceneggiature: Aspettando Babak (2008, con Piero De Bernardi), Mille! (2012, Tempesta Film), Paola e i tre duelli (2014, Redibis Film). Insegna fumetto Disney alla Scuola Holden e sceneggiatura cinematografica all’Accademia 09 (Milano) e all’Ist. Cinematografico Antonioni (B.Arsizio), oltre a tenere laboratori di fumetto per ragazzi. Collabora con Il Post (http://www.ilpost.it/robertogagnor/).

lunedì 21 marzo 2016


Martedì 22 marzo 2016
ore 20,45
Sala consiliare del Comune di Avigliana
p.zza Conte Rosso 7

L'ombra: i meccanismi 
della proiezione
individuale e collettiva


Prof. Alessandro Croce
Docente di Filosofia

All’interno della riflessione di C.G. Jung, tra i contributi maggiormente suscettibili di sviluppo appare per molti versi cruciale il concetto/metafora dell’Ombra, denotante l’insieme degli aspetti psichici che non pervengono alla luce della coscienza. Il mondo acquisisce per l’essere umano visibilità e significato facendo ingresso nel campo psichico invariabilmente in una coimplicazione di luce e ombra. In ciò che vediamo si manifesta ciò che non vediamo, influenzando in maniera decisiva la forma emergente sul palcoscenico della coscienza. La psicologia del profondo ci ha parlato di questo “altro soggetto” oscuro e terribilmente reale che, a livello individuale e collettivo, determina le nostre esistenze.
Il secolo passato ha attestato tragicamente la rilevanza, a livello politico, dei processi di proiezione dell’Ombra derivanti dalla rescissione dei legami con tale soggetto. La conformazione odierna del problema, conservando i tratti storicamente sperimentati, conduce quest’espunzione a conseguenze radicali. La crescente esigenza di controllo da parte di istituzioni e apparati, palese a differenti livelli e costituentesi oggi come dimensione biopolitica, è connessa alla presenza di tale nucleo critico e sembra per molti versi legarsi all’idealizzazione quantitativa che riduce il vivente a mero dato economico. Ciò che sfugge a tale riduzione viene rappresentato come fonte di rischio, attirando le proiezioni che hanno già agitato il nostro passato.
L’“incontro con l’Ombra” auspicato da Jung come unica terapia praticabile può oggi diventare metafora di un processo assai vasto e non limitato alla sfera psicologica tradizionalmente intesa. Porsi in relazione con tale alterità in noi significa infatti procedere a una revisione radicale della nostra epistemologia, introducendo una nuova forma di rapporto con l’esistente. Quest’esperienza ridisegna i confini della soggettività, reintegrandoli nel territorio dell’“inconscio-mondo” di cui è parte e articolando differenti criteri in base ai quali sperimentare e definire l’identità.


lunedì 22 febbraio 2016


Mercoledì 16 marzo 2016
ore 20,30
Sala consiliare del Comune di Avigliana
p.zza Conte Rosso 7

La luce: viaggio
 ai confini della scienza”

Dott. Piero Bianucci
Giornalista e divulgatore scientifico


La luce è comunicazione: correndo nelle fibre ottiche di Internet collega miliardi di persone sparse in ogni parte del mondo.

La luce è energia rinnovabile: il Sole alimenta le celle fotovoltaiche, con il vento muove le pale eoliche, fa evaporare l'acqua che poi scende nelle condotte delle centrali idroelettriche.

La luce è vita: la fotosintesi sta alla base del mondo vegetale, che rappresenta il 97 per cento della biomassa esistente sulla Terra e mantiene il restante 2,5 per cento costituito dal mondo animale, umanità inclusa. Inoltre la luce è la “nostra” vita in quanto regola i ritmi circadiani e media tutti i nostri contatti con il mondo, dal micro al macrocosmo.

Sono alcuni tra i tanti buoni motivi che hanno indotto le Nazioni Unite a proclamare il 2015 Anno Internazionale della Luce.

Ma la luce sarebbe muta se non potesse proiettare ombre, se non ci fossero occhi e strumenti sempre più potenti per catturarla e cervelli per interpretarla. Vedere è importante, ma guardare lo è ancora di più perchè significa vedere in modo consapevole, vedere per capire il mondo.


Proveremo a fare insieme un viaggio nella luce che sarà anche un viaggio nella scienza e, inevitabilmante, nel nostro cervello.

lunedì 8 febbraio 2016

Giovedì 18 febbraio 2016
ore 15,30
Biblioteca “Primo Levi” di Avigliana
Via IV Novembre 19


Storia filosofica
della globalizzazione”


relatore
Prof. Dario Consoli
Dott. di ricerca in Filosofia 
 Università di Torino


Attraverso le evoluzioni della figura della sfera, eletta a singolare motivo della storia dell’umanità, Sloterdijk descrive la globalizzazione come un fenomeno che nasce ben prima del mondo contemporaneo, a partire dalle descrizioni cosmo-ontologiche dei greci, passando per i primi viaggi di esplorazione attorno al globo terracqueo, fino ai sempre più veloci spostamenti e flussi di informazioni planetari del nostro tempo. Alla radice di questo processo macrostorico si colloca il bisogno antropologico di costruire protezioni simboliche comuni, sfere di senso capaci di creare uno spazio domestico e abitabile per l’uomo. Con la crisi del progetto di una monosfera onnicomprensiva che caratterizza la fine della modernità, il mondo contemporaneo si configura come una pluralità di individui e micro-associazioni dall’aspetto schiumoso. Di fronte a questo scenario, accompagnato dalla trasformazione in senso individualistico o al limite gruppale delle assicurazioni di carattere immunitario, si tratta di ripensare il legame sociale e le modalità di partecipazione a pratiche collettive di costruzione di sé e del mondo, capaci di pensare nuovamente la dimensione globale.

Dario Consoli è dottore di ricerca in filosofia all’Università degli Studi di Torino, con una tesi che ricostruisce, a partire dal pensiero di Peter Sloterdijk e incrociando pensatori della società come Gabriel Tarde e Bruno Latour, un paradigma alternativo di descrizione del legame sociale. Attualmente è Visiting Scholar presso il Laboratoire Sophiapol dell'Université Paris Ouest Nanterre La Défense ed è membro del direttivo dell’Unione Culturale Franco Antonicelli. È autore di diversi articoli e contributi su tematiche di analisi della società contemporanea e di un'introduzione a Peter Sloterdijk Sloterdijk, in uscita nei prossimi mesi per i tipi del Melangolo

lunedì 25 gennaio 2016

Mercoledì 3 febbraio 2016
ore 20,30
Sala consiliare del Comune di Avigliana
P.zza Conte Rosso 7

Il caso Ungheria:
un ritorno all'Europa etnica?”

Dott. Claudio Vercelli
Ricercatore Istituto Salvemini



Mentre i processi di unificazione politica nell’area continentale arrancano, in un’Europa alle prese con una profonda trasformazione, che ne sta mutando la fisionomia sociale ed economica, l’Ungheria del premier Viktor Orbán, al potere dal 2010, parrebbe rilanciare l’ipotesi di una soluzione autoritaria ai problemi che il Paese sta vivendo dai tempi della transizione dal regime comunista ad oggi. Dal primo gennaio del 2012, infatti, una nuova Costituzione, con un impianto chiaramente nazionalista e a tratti illiberale, è entrata in vigore. Le limitazioni alla libertà di stampa si sono susseguite nel corso del tempo, così come le restrizioni al Codice del lavoro. Più in generale, l’intera sfera dei diritti civili e sociali è sottoposta ad una costante pressione, con l’obiettivo di ridefinirne contenuti in chiave fortemente conservatrice. Il dissenso sempre più spesso è additato come elemento di sovversione non solo degli ordinamenti costituiti ma anche dell’interesse pubblico. Minacce, neanche troppo velate, si accompagnano a campagne che esaltano un consenso acritico alle tesi imposte dalle autorità. Non di meno i partiti di governo godono di un buon seguito elettorale e di un diffuso consenso. Restrizioni all’autonomia individuale si accompagnano alle rivendicazione di una identità nazionale rielaborata in chiave etnica. I rimandi all’orgoglio nazionalistico, al patriottismo, alla fedeltà verso una “comunità di omologhi”, alle “radici” e all’”identità” magiara, al cristianesimo come fondamento di un’unione di identici, sono stati ripetutamente proposti come la risposta alle perturbazioni e agli scompensi che i processi di globalizzazione hanno introdotto e rinnovato anche tra gli ungheresi. In tutto ciò, l’idea di “Nazione magiara” viene presentata dalla leadership politica come l’alternativa ad un’Unione europea il cui fallimento è vissuto da molti in quanto non solo probabile ma addirittura auspicabile. Il fondamento etnicista di tali costrutti, la visione regressiva delle relazioni sociali e dello statuto dell’individuo, quest’ultimo ricondotto ad essere parte di un organismo – la “nazione” – di impianto per più aspetti quasi totalitario, il ritorno di un razzismo diffuso, in nessun modo contrastato dalle autorità, le pressioni contro le minoranze così come il vagheggiamento nostalgico dei fasti del vecchio Impero austroungarico, sono quindi parti di un percorso dove i fantasmi del passato, fondati sulla “comunione di stirpe”, riprendono vigore nel nostro Continente? La vicenda ungherese, sia pure nella sua specificità, ci racconta di un malessere assai più ampio, al quale le classi dirigenti europee non sanno, né forse intendono, dare risposta. All’Europa delle “piccole patrie”, composta di micronazionalismi, così come alle comunità immaginarie di “razza”, cosa dobbiamo pertanto rispondere? Una riflessione al riguardo può risultare utile per meglio capire quali siano gli spazi che rimangono a democrazie sociali sempre più in affanno.
                                                                                                      Claudio Vercelli

martedì 12 gennaio 2016

Giovedì 21 gennaio 2016
ore 15,30
Biblioteca “Primo Levi”
via IV novembre 19, Avigliana

Incontro con Giancarlo Fagiano, 
socio di Circolar-Mente, su:

IL CAPITALE

nel XXI secolo


E’ possibile sostenere, con un minimo di schematismo, che la dicotomia destra/sinistra si sia snodata, dall’avvento della borghesia e dall’inizio della rivoluzione industriale fino ai nostri giorni, attorno alla dialettica fra due valori fondanti l’una e l’altra: da una parte quello della “libertà” (individuale) dall’altra quello della “uguaglianza”. Ancora uniti nella triade mitica della Rivoluzione Francese, ancora alleati nello sconfiggere l’Ancien Régime, si sono poi divaricati per ispirare: a destra, lo spirito dell’arricchimento individuale, a sinistra, quello della giustizia sociale collettiva. Il liberismo, specie nella sua recente versione del neo-liberismo, ha da sempre sostenuto che l’arricchimento individuale, lasciato libero di esprimersi in un mercato privo di vincoli e lacciuoli, avrebbe comportato quello di tutti. Tesi da sempre contestata e combattuta da tutti i movimenti di lotta al capitale. Il parametro fondamentale per misurare la veridicità di queste due contrapposte visioni non può quindi consistere che nel peso reale della “disuguaglianza”. In questa dialettica si inserisce il libro di Thomas Piketty “Il Capitale nel XXI secolo”. Lo fa con l’autorevolezza di una straordinaria massa di dati analitici raccolti e con la valenza di uno sguardo volto a considerare più di due secoli di storia economica. Il forte impatto che da subito ha avuto nel dibattito sulla consistenza della disuguaglianza testimonia che, qualunque opinione si possa avere al suo riguardo, “Il Capitale nel XXI secolo” è un testo ormai irrinunciabile per chiunque voglia capire che direzione ha preso l’economia mondiale.

venerdì 4 dicembre 2015


Giovedì 10 dicembre 2015
ore 15,30
Sala consiliare del Comune di Avigliana
p.zza Conte Rosso 7

Utopia e distopia”
Lettura e interpretazione di
Nel paese delle ultime cose di Paul Auster


Prof. Gianluca Cuozzo
Docente Filosofia Teoretica Università di Torino


Trento Longaretti – Straccivendolo con due violoncelli - 2011


In una città dove non si produce niente e tutto finisce rapidamente nel nulla, solo frammenti, scarti e spazzatura aiutano a vivere.
Il Paese delle ultime cose è il luogo osceno del residuale, il lugubre controcanto delle vie cittadine adibite allo shopping e della merce scintillante esposta nei grandi magazzini.
Cercare una strategia d’esistenza in questa città-discarica è un compito da straccivendoli che rovistano nel dimenticato della storia. Il loro primo obiettivo è ingaggiare una lotta su tutta la linea contro l’oblio.  


                                             Il relatore